Prevenire e contrastare la fatica nel cane

Contrastare e prevenire la fatica nel cane foto

Quando si chiede al cane di sostenere una prova di lavoro, specie se prolungata nel tempo, si corre sempre il rischio di non tenere sufficientemente in considerazione il suo progressivo stato di affaticamento. Al pari dell’uomo egli è infatti soggetto a quel fenomeno fisiologico, comunemente associato alla sensazione della fatica, che impedisce di mantenere costanti nel tempo le prestazioni sia motorie sia cognitive. Come capire dunque quanto il cane

è affaticato e per quanto tempo ancora sarà in grado di continuare a svolgere il lavoro richiesto? Per dare una risposta a questa domanda si è messo a punto un test assolutamente non invasivo ma in grado comunque di restituire, con un buon livello di attendibilità, un risultato soddisfacente soprattutto dal punto di vista pratico. Il cane, lasciato libero dal guinzaglio, è stato sottoposto ad una semplice prova di lavoro: seguire il conduttore impegnato in una marcia a velocità costante in campo aperto. Le prestazioni di velocità e distanza percorsa sono state acquisite e registrate ad intervalli regolari di tempo grazie all’uso di un rilevatore di posizione GPS collocato all’interno di una pettorina – opportunamente modificata – indossata dal fedele amico per tutta la durata della prova. Questi rilevamenti sono stati effettuati fino all’insorgere dei primi evidenti segni della fatica quali affanno, scarsa reattività, e, di conseguenza, un sensibile calo delle prestazioni motorie.I dati raccolti sono stati in seguito elaborati: per ogni intervallo di tempo si è calcolato il rapporto esistente tra la prestazione del conduttore e quella del proprio cane. Questi coefficienti di rendimento o indici della fatica sono stati riportati sulle ordinate di un grafico cartesiano. La curva individuata, di tipo logaritmico, rappresenta l’andamento della fatica in funzione del tempo. In essa si possono individuare tre principali periodi A, B e C rispettivamente contraddistinti dai colori verde, giallo e rosso.
Il primo periodo, A, evidenzia bassi livelli di fatica e buone prestazioni motorie: il cane è reattivo, esprime buone velocità di percorrenza e riesce a coprire quasi il doppio della distanza percorsa dal suo conduttore. Proseguendo nel lavoro, nel periodo B, i livelli di fatica aumentano gradualmente seppur ben tollerati dal cane: egli dimostra infatti ancora in grado di assicurare buone prestazioni motorie anche se in misura parzialmente ridotta rispetto al periodo precedente. Infine si giunge al periodo C che è quello più critico: il cane si dimostra poco reattivo e appare visibilmente affaticato tanto da limitarsi a seguire di pari passo il conduttore percorrendo la medesima distanza alla medesima velocità.

Contrastare e prevenire la fatica nel cane grafico

Il cinofilo attento e scrupoloso sarà ora in grado, armato solamente del proprio spirito di osservazione e di un banale orologio/cronografo, di adattare perfettamente al proprio cane la curva della fatica in funzione anche della specifica attività di lavoro a lui richiesta. Queste importanti informazioni permettono di affrontare in modo adeguato l’insorgere della fatica offrendo al cane la possibilità di recuperare le energie perdute, anche in maniera parziale, prima di un eccessivo indebolimento (periodo C). Durante tali pause inoltre si potrebbe approfittare per somministrare da bere acqua semplice e/o con aggiunta di un po’ (poco!) di zucchero. Questo si tradurrebbe in un miglioramento delle prestazioni sia sul piano motorio (aumento della durata complessiva dell’attività e quindi della resistenza) sia sul piano cognitivo (miglioramento qualitativo del lavoro svolto). Ultimo beneficio, ma non in ordine di importanza, un sicuro calo del fattore rischio di infortunio a cui il cane è sempre esposto.