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<title>ilmiolabrador RSS Feed</title><link>http://www.ilmiolabrador.it/index.php</link><description>Hot News&#x21;</description><dc:language>it-it</dc:language><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><dc:rights>Copyright &#xa9; 2008 ilmiolabrador - Tutti i diritti riservati</dc:rights><dc:date>2011-02-24T17:09:12+01:00</dc:date><admin:generatorAgent rdf:resource="http://www.realmacsoftware.com/" />
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<lastBuildDate>Sun, 20 Mar 2011 16:35:31 +0100</lastBuildDate><item><title>Cuccioli neri e gialli disponibili</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Cucciolate</category><dc:date>2011-02-24T17:09:12+01:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/cce8cfc257eb242052a487e669893d84-14.php#unique-entry-id-14</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/cce8cfc257eb242052a487e669893d84-14.php#unique-entry-id-14</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>La guida del cucciolo</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Guide</category><dc:date>2008-01-12T18:21:38+01:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/f6b44254273facaec8e8d97df3a3b847-12.php#unique-entry-id-12</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/f6b44254273facaec8e8d97df3a3b847-12.php#unique-entry-id-12</guid><content:encoded><![CDATA[(null)]]></content:encoded></item><item><title>Prevenire e contrastare la fatica nel cane</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Articoli</category><dc:date>2008-01-12T18:14:29+01:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/feb76179fffee77b546874bc475105a0-11.php#unique-entry-id-11</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/feb76179fffee77b546874bc475105a0-11.php#unique-entry-id-11</guid><content:encoded><![CDATA[&egrave; affaticato e per quanto tempo ancora sar&agrave; in grado di continuare a svolgere il lavoro richiesto?   Per dare una risposta a questa domanda si &egrave; messo a punto un test assolutamente non invasivo ma in grado comunque di restituire, con un buon livello di attendibilit&agrave;, un risultato soddisfacente soprattutto dal punto di vista pratico.   Il cane, lasciato libero dal guinzaglio, &egrave; stato sottoposto ad una semplice prova di lavoro: seguire il conduttore impegnato in una marcia a velocit&agrave; costante in campo aperto.   Le prestazioni di velocit&agrave; e distanza percorsa sono state acquisite e registrate ad intervalli regolari di tempo grazie all&rsquo;uso di un rilevatore di posizione GPS collocato all&rsquo;interno di una pettorina &ndash; opportunamente modificata &ndash; indossata dal fedele amico per tutta la durata della prova.   Questi rilevamenti sono stati effettuati fino all&rsquo;insorgere dei primi evidenti segni della fatica quali affanno, scarsa reattivit&agrave;, e, di conseguenza, un sensibile calo delle prestazioni motorie.  I dati raccolti sono stati in seguito elaborati: per ogni intervallo di tempo si &egrave; calcolato il rapporto esistente tra la prestazione del conduttore e quella del proprio cane.   Questi coefficienti di rendimento o indici della fatica sono stati riportati sulle ordinate di un grafico cartesiano.   La curva individuata, di tipo logaritmico, rappresenta l&rsquo;andamento della fatica in funzione del tempo.   In essa si possono individuare tre principali periodi A, B e C rispettivamente contraddistinti dai colori verde, giallo e rosso.


Il primo periodo, A, evidenzia bassi livelli di fatica e buone prestazioni motorie: il cane &egrave; reattivo, esprime buone velocit&agrave; di percorrenza e riesce a coprire quasi il doppio della distanza percorsa dal suo conduttore.   Proseguendo nel lavoro, nel periodo B, i livelli di fatica aumentano gradualmente seppur ben tollerati dal cane: egli dimostra infatti ancora in grado di assicurare buone prestazioni motorie anche se in misura parzialmente ridotta rispetto al periodo precedente.   Infine si giunge al periodo C che &egrave; quello pi&ugrave; critico: il cane si dimostra poco reattivo e appare visibilmente affaticato tanto da limitarsi a seguire di pari passo il conduttore percorrendo la medesima distanza alla medesima velocit&agrave;.


Il cinofilo attento e scrupoloso sar&agrave; ora in grado, armato solamente del proprio spirito di osservazione e di un banale orologio/cronografo, di adattare perfettamente al proprio cane la curva della fatica in funzione anche della specifica attivit&agrave; di lavoro a lui richiesta.   Queste importanti informazioni permettono di affrontare in modo adeguato l&rsquo;insorgere della fatica offrendo al cane la possibilit&agrave; di recuperare le energie perdute, anche in maniera parziale, prima di un eccessivo indebolimento (periodo C).   Durante tali pause inoltre si potrebbe approfittare per somministrare da bere acqua semplice e/o con aggiunta di un po&rsquo; (poco!)   di zucchero.   Questo si tradurrebbe in un miglioramento delle prestazioni sia sul piano motorio (aumento della durata complessiva dell&rsquo;attivit&agrave; e quindi della resistenza) sia sul piano cognitivo (miglioramento qualitativo del lavoro svolto).   Ultimo beneficio, ma non in ordine di importanza, un sicuro calo del fattore rischio di infortunio a cui il cane &egrave; sempre esposto.


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]]></content:encoded></item><item><title>La mente collaborativa del cane</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Articoli</category><dc:date>2009-01-01T18:10:32+01:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/6efb20416a8ef6084e40b97b98afa7e2-10.php#unique-entry-id-10</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/6efb20416a8ef6084e40b97b98afa7e2-10.php#unique-entry-id-10</guid><content:encoded><![CDATA[ (scimmie) e non (cani, gatti, delfini e addirittura alcuni uccelli).   Menti che, &egrave; bene sottolinearlo, sono tra loro profondamente diverse &ndash; soprattutto da quella umana &ndash; perch&egrave; evolutesi per sopravvivere in ambienti e contesti altrettanto differenti.   Questa seconda tesi sembra ormai essere quella universalmente riconosciuta.


E&rsquo; dunque lecito chiedersi quale, o meglio sarebbe dire quali, intelligenze possiede il nostro cane?


Per valutare le capacit&agrave; di cani e lupi di risolvere autonomamente problemi sono stati condotti diversi esperimenti: gli animali venivano sottoposti a test di problem-solving (risolvere un problema per raggiungere ed ottenere del cibo).   I risultati cos&igrave; ottenuti hanno dimostrato quanto i lupi siano pi&ugrave; veloci ed efficaci nel risolvere il problema rispetto ai cani, i quali si arrendono facilmente ricercando la complicit&agrave; (aiuto) dell&rsquo;uomo.   Altri curiosi esperimenti hanno invece evidenziato che mentre i cani, anche se cuccioli, sanno facilmente e pressoch&eacute; spontaneamente comprendere ed interpretare le indicazioni provenienti dalla nostra mimica e dai nostri sguardi, ci&ograve; risulta difficile, spesso impossibile, non solo per i lupi (che ne sono i predecessori) ma anche per scimpanz&eacute; ed oranghi.   Come interpretare dunque queste differenze comportamentali?   Analizzare il passato spesso aiuta a capire meglio il presente: apriamo pertanto una breve parentesi storica.


Studi comparativi sul DNA di cani e lupi sembrerebbero avvalorare  l&rsquo;ipotesi che l&rsquo;uomo si avvicin&ograve; a questi ultimi (o, molto probabilmente, fu il contrario, ma questa &egrave; un&rsquo;altra storia &hellip;) circa 100.000 anni fa.   Indipendentemente da come andarono le cose possiamo per&ograve; affermare che questo nuovo binomio si dimostr&ograve; certamente vantaggioso per entrambi (altrimenti non sarebbe sopravvissuto fino ad oggi).   Presumibilmente l&rsquo;uomo cominci&ograve; quindi ad allevare (selezionare) quei soggetti che meglio soddisfacevano le sue esigenze, i pi&ugrave; predisposti, per cos&igrave; dire, alla vita in comune.   A sostegno di questa ipotesi ci sarebbero gli interessanti risultati ottenuti da un esperimento condotto in Siberia presso un allevamento di volpi argentate: all&rsquo;interno di questo furono individuati e selezionati solo quegli individui che mostravano una innata docilit&agrave; e predisposizione al contatto con l&rsquo;uomo.   Dopo diverse generazioni queste volpi avevano caratteristiche e comportamenti simili a quelle dei moderni cani quali: orecchie pendenti, maggior propensione all&rsquo;abbaio, a muovere la coda ma soprattutto possedevano la capacit&agrave; di interpretare i gesti umani.


Cominci&ograve;, probabilmente, in maniera analoga 100.000 anni fa il lungo e lento processo di domesticazione di quello che sarebbe poi diventato il canis familiaris (cane domestico) dei giorni nostri.   Possiamo ora ragionevolmente ipotizzare che il cane, nel corso dei secoli, abbia gradatamente perso (messo da parte) alcune abilit&agrave; mentali proprie dei lupi a favore di una eccellente (migliore di qualsiasi altro essere vivente) mente collaborativa, modellata e perfettamente adattata alla vita insieme all&rsquo;essere umano.


Oggi i cani salvano le persone, prestano servizio nella Forze Armate e dell&rsquo;Ordine, radunano le greggi, fanno la guardia e persino assistenza agli anziani e ai non vedenti.   Essi, ne sono certo, non sono bestie semplicemente guidate da istinti e/o condizionamenti, non vedono e soprattutto non comprendono le cose come una persona e/o un qualsivoglia altro essere vivente, ma semplicemente in maniera diversa.   Questo non gli impedisce tuttavia di essere, da sempre, i migliori amici dell&rsquo;uomo.
]]></content:encoded></item><item><title>I cani della solidariet&#xe0;</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Articoli</category><dc:date>2007-04-01T18:03:56+02:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/ad62ddd1c8fbfab3eab1f060bf0f1c71-9.php#unique-entry-id-9</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/ad62ddd1c8fbfab3eab1f060bf0f1c71-9.php#unique-entry-id-9</guid><content:encoded><![CDATA[Naso di cane


L&rsquo;eccellente olfatto &egrave; sicuramente la prima delle qualit&agrave; che l&rsquo;immaginario collettivo attribuisce al cane: forte di oltre 200 milioni di cellule olfattive (contro 5 milioni nell&rsquo;uomo), egli &egrave; infatti in grado di cogliere la presenza di piccolissime quantit&agrave; di molecole odorose, con una sensibilit&agrave; almeno mille volte maggiore della nostra.   Stephen Budiansky nella sua opera &ldquo;L&rsquo;indole del cane&rdquo; lo descrive cos&igrave;: &ldquo;... i cani invece vivono in una realt&agrave; percettiva dove le cose possono essere capite e ricordate anche attraverso l&rsquo;olfatto, non solo grazie alla vista; dove le mappe mentali si tracciano su strade e topografie odorose; dove ci&ograve; che non si pu&ograve; vedere &egrave; vivo e interessante, mentre il visibile &egrave; povero e spento...&rdquo;.


Alla luce di quanto sopra riportato &egrave; dunque facile intuire di quanto sia relativamente semplice, per un cane, seguire la traccia odorosa lasciata dal passaggio di una persona o percepirne il &lsquo;cono odoroso&rsquo; da lei emanata nella zona circostante.   La parte difficile consiste invece nel fargli seguire, trovare e segnalare (solitamente con l&rsquo;abbaio) quella determinata fonte odorosa (del disperso) in mezzo a tante altre che potrebbero anche essere molto pi&ugrave; interessanti per lui.


Per il raggiungimento di questo difficile obbiettivo molteplici sono i fattori che possono influenzare il risultato finale: le metodiche di addestramento e le qualit&agrave; genetiche del cane offrono senz&rsquo;altro interessanti spunti di riflessione.


Il condizionamento operante e lo shaping


Secondo Burrhus Frederic Skinner (famoso psicologo e studioso del comportamentismo) ogni forma di apprendimento &egrave; legata alla sua relazione con le contingenze di rinforzo, cio&egrave; al numero di volte in cui, ad un determinato comportamento, ha fatto seguito una ricompensa.   Questo schema comportamentale, definito del condizionamento operante, &egrave; alla base dell&rsquo;apprendimento di ogni essere vivente.   Se opportunamente adattato alle specifiche necessit&agrave; esso permette di addestrare i cani ad esibire singoli comportamenti e ad eseguirli ad un preciso stimolo (comando).   Alcuni comportamenti da noi richiesti per&ograve; potrebbero non far parte della gamma comportamentale del cane (si pensi ad esempio al cane che al comando &lsquo;cerca&rsquo; deve rintracciare una pista odorosa, seguirla e al ritrovamento del disperso abbaiare per richiamare sul posto il conduttore).   Qualora sia necessario riprodurre tali comportamenti complessi sar&agrave; possibile farlo utilizzando una tecnica di addestramento detta shaping o per approssimazioni successive.   Questa tecnica consiste nel rinforzare (premiare) il cane quando compie quei comportamenti che si avvicinano, anche di poco, al comportamento desiderato.   Successivamente, in un secondo tempo, verr&agrave; premiato il comportamento sempre pi&ugrave; vicino a quello finale, ignorando invece l&rsquo;approssimazione precedente (che andr&agrave; quindi in estinzione).   Questo fino al raggiungimento del comportamento desiderato (tornando all&rsquo;esempio di prima il cane verr&agrave; dapprima rinforzato nel momento in cui si mette alla ricerca di una traccia odorosa, successivamente al ritrovamento del disperso ed infine solamente al termine della corretta esecuzione di tutta la catena comportamentale, cio&egrave; alla segnalazione del ritrovamento con l&rsquo;abbaio).


Questa metodologia lascia al cane la massima libert&agrave; di azione che, a lungo termine, garantisce risultati pi&ugrave; affidabili (il cane lavora libero da stress e/o paure) e massimizza, nel contempo, il rapporto di reciproca fiducia nel binomio cane-conduttore e quindi dell&rsquo;Unit&agrave; Cinofila.   Rinforzo positivo quindi, gioco, cibo, attenzioni e quant&rsquo;altro possa gratificare il cane rappresentano la chiave per il successo in una attivit&agrave; tanto difficile quanto utile e delicata.   I metodi coercitivi o comunque basati sulle punizioni sono, oltre che moralmente inaccettabili e alquanto discutibili, da evitare in quanto inefficaci e sicuramente controproducenti.


Quale razza?


Quale potrebbero essere dunque le razze che meglio si prestano a questo tipo di addestramento e lavoro?   In prima battuta si potrebbe rispondere tutte poich&egrave; pi&ugrave; o meno tutti i cani (meticci compresi) hanno sopraffini qualit&agrave; olfattive ed essendo il paradigma di apprendimento analizzato da Skinner, come gi&agrave; detto in precedenza, valido per tutte le specie viventi.


Ad onor del vero per&ograve; cos&igrave; non &egrave;: al cane da ricerca sar&agrave; richiesto un buon livello di obbedienza, capacit&agrave; fisiche tali da poter superare ostacoli e coprire lunghe distanze in ambienti spesso difficili, dovr&agrave; avere un temperamento vivace e mai timoroso in modo poter affrontare (in maniera positiva) contesti e situazioni via via sempre diverse ed infine non dovr&agrave; assolutamente mai dimostrarsi aggressivo, n&eacute; con le persone n&eacute; con gli altri cani dovendo egli lavorare a contatto con entrambe le specie.   L&rsquo;esame operativo previsto dall&rsquo;ENCI per il conseguimento dell&rsquo;abilitazione dell&rsquo;Unit&agrave; Cinofila alla ricerca di persone (siano esse disperse, sepolte sotto macerie oppure neve) rappresenta il punto di partenza.


Citando solo alcune tra le razze pi&ugrave; popolari si ricordano: il Pastore Tedesco (considerato dai pi&ugrave; il cane duttile per eccellenza), il Dobermann, il Rottweiler ed il Labrador Retriever.   Quest&rsquo;ultimo, selezionato negli anni per il ritrovamento ed il riporto della selvaggina abbattuta, si &egrave; guadagnato la stima di molti esperti del settore che lo preferiscono nelle varie attivit&agrave; di ricerca (esplosivi, droga, persone disperse, ecc...).   La sua indole particolarmente gioiosa e giocosa e la sua &lsquo;avidit&agrave; nella cerca&rsquo; gli permettono infatti di portare avanti la ricerca per ore senza mai demordere.


Ma l&rsquo;Unit&agrave; Cinofila del soccorso non &egrave; semplicemente una entit&agrave; formata da un conduttore ed un cane addestrato a svolgere un determinato lavoro.   Essa &egrave; qualcosa che va ben oltre: &egrave; soprattutto l&rsquo;immagine e l&rsquo;essenza del forte legame che conduttore e cane hanno saputo costruire attraverso la condivisione di tante esperienze, vissute fianco a fianco, giorno dopo giorno e che ora sono pronti a mettere al servizio dl prossimo.


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]]></content:encoded></item><item><title>Il branco-famiglia</title><dc:creator>info@ilmiolabrador.it</dc:creator><category>Articoli</category><dc:date>2007-02-01T17:52:37+01:00</dc:date><link>http://www.ilmiolabrador.it/files/406036c6d25dc83b392069423623e62d-8.php#unique-entry-id-8</link><guid isPermaLink="true">http://www.ilmiolabrador.it/files/406036c6d25dc83b392069423623e62d-8.php#unique-entry-id-8</guid><content:encoded><![CDATA[ ha conservato il linguaggio non verbale del corpo (oltre a quello olfattivo).   Questa profonda diversit&agrave;, che &egrave; alla base del rapporto uomo-cane, &egrave; spesso causa di malintesi nella comunicazione reciproca, malintesi che possono portare a problemi talvolta molto gravi (aggressioni).


Il branco canino (selvatico) &egrave; solitamente costituito da uno o pi&ugrave; maschi, alcune femmine e dei membri giovani.   A capo di questo gruppo vi &egrave; il soggetto detto &ldquo;alfa&rdquo; (per la maggior parte delle volte si tratta di un esemplare maschio) il quale pu&ograve; ottenere determinati privilegi che costituiscono quindi le prerogative del dominante.   Le pi&ugrave; importanti sono:


	&bull;	prerogative alimentari (avere la precedenza sul cibo rispetto agli altri membri del branco);


	&bull;	controllo dello spazio (avere la libert&agrave; di scegliere i posti, solitamente quelli pi&ugrave; elevati rispetto a resto del branco, in cui dormire e/o sostare e regolarne altres&igrave; l&rsquo;accesso ai subordinati);


	&bull;	iniziativa di contatto (decidere se e quando concedere il contatto con gli altri membri del branco);


	&bull;	espressione sessuale (libert&agrave; di scelta del partner e di espressione sessuale, che pu&ograve; manifestarsi anche con &ldquo;cavalcamenti&rdquo; dei subordinati, maschi e femmine, come manifestazione di dominanza).


Il branco-famiglia &egrave; invece un gruppo eterogeneo, formato da soggetti umani e canini all&rsquo;interno del quale ognuno riveste un ruolo preciso (occupa una specifica posizione gerarchica) e ha interazioni sociali.   Per la sua stessa stabilit&agrave; e sicurezza questo gruppo deve necessariamente condividere segnali e codici di comunicazione, i quali permettono una coabitazione armoniosa e priva di rischi.   A tal fine &egrave; opportuno che, non potendo il cane arrivare ad interpretare correttamente tutte le sottigliezze della comunicazione umana, siano gli esseri umani a prestare attenzione alla coerenza del proprio comportamento gestuale e alla proiezione delle azioni nel contesto del mondo canino.   La natura interspecifica del branco-famiglia, all&rsquo;interno del quale il cane domestico cresce e vive, rende la comunicazione pi&ugrave; difficile e pi&ugrave; complicato lo stabilirsi di una gerarchia rassicurante.   L&rsquo;animale infatti, in genere, non vive in un branco vero e proprio ma non &egrave; nemmeno a tutti gli effetti un membro della famiglia.   Proprio a causa di questa atipicit&agrave;, in un branco-famiglia &egrave; praticamente impossibile trovare un cane dominante nel senso stretto del termine.   In realt&agrave; l&rsquo;animale potr&agrave; considerarsi tale, e godere di parte delle prerogative tipiche del capo-branco, ma sar&agrave; costretto comunque sia a subire anche un certo numero di frustrazioni dovute al fatto che ci saranno decisioni sulle quali non potr&agrave; intervenire (allontanamento del padrone, scelta del partner sessuale, ecc&hellip;).   Questa situazione gerarchica ambigua, che &egrave; anche all&rsquo;origine dei problemi della gerarchia stessa, pu&ograve; portare il cane a vivere uno stato d&rsquo;ansia e di stress tale da portarlo a reagire manifestando tutti quei comportamenti indesiderati quali la distruzione di oggetti, la possessivit&agrave; nei confronti di persone, di cose ed infine l&rsquo;aggressione.


Quale strategia comportamentale adottare quindi per non incorrere in questo genere di problemi?   Sostanzialmente il padrone, ma anche tutti gli altri membri del branco-famiglia, dovrebbero appropriarsi dell&rsquo;intero bagaglio di comportamenti tipici del dominante come ad esempio:


	&bull;	non lasciare il cibo a disposizione del cane ma somministrarlo per un periodo limitato (10/20 minuti) dopo che tutti i membri del branco-famiglia hanno gi&agrave; consumato il proprio pasto (naturalmente qualora questo venga fatto in presenza del cane);


	&bull;	non lasciare al cane la scelta degli spazi dove dormire e/o sostare (in particolar modo le posizioni sopraelevate quali divano e letto per esempio);


	&bull;	non cedere alle richieste di attenzione (carezze, coccole, ecc&hellip;) ma dispensarle a propria discrezione, ancora meglio se utilizzate come premio a rinforzo di un comportamento gradito (un comando ben eseguito);


	&bull;	non lasciare al cane la possibilit&agrave; di prendere iniziative, le quali devono essere sempre prerogativa del padrone;


	&bull;	mantenere un comportamento sempre coerente (da parte di ognuno dei membri del branco-famiglia);


	&bull;	non cercare di conquistare e/o mantenere la posizione di dominante con l&rsquo;uso della forza o dispensando dure punizioni; queste verrebbero, per la maggior parte delle volte, male interpretate dal cane e ci&ograve; contribuirebbe a creare in lui ulteriore confusione circa il suo ruolo all&rsquo;interno del branco-famiglia.


Si potrebbe, in ultima analisi, erroneamente pensare che un cane sottomesso sia un cane fifone oppure un cane al quale quotidianamente venga repressa la propria personalit&agrave; al fine di ottenere da lui totale obbedienza: non &egrave; assolutamente cos&igrave;.   Al contrario, la consapevolezza di occupare una precisa posizione gerarchica all&rsquo;interno del branco-famiglia gli permetter&agrave; di affrontare in tutta serenit&agrave; quelle situazioni tipiche della vita sociale del branco (obbedienza, accesso al cibo, gioco, interazione sociale, ecc&hellip;).


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Originariamente selezionato come cane da riporto per la caccia, il Labrador &egrave; riuscito ad affermarsi negli anni grazie ad eccellenti doti olfattive e di intelligenza, arrivando a conquistare un posto di rilievo in tutte le attivit&agrave; cinofile.   Guida per non vedenti, soccorso in acqua, ricerca di droga, esplosivi e persone disperse, sono solo alcuni dei servizi che ogni giorno questi fedeli ed instancabili amici dell&rsquo;uomo svolgono.     La sua indole affettuosa, dolce, socievole e mai aggressiva lo rende infatti un cane particolarmente adatto alla vita familiare e alla convivenza con altri animali di taglia piccola (coniglietti, gatti &hellip;).   Proprio perch&eacute; il suo temperamento &egrave; molto dolce in Inghilterra viene utilizzato anche a fini terapeutici negli ospedali pediatrici e negli istituti per handicappati (pet-therapy).   E&rsquo; infatti particolarmente adattabile a qualsiasi ambiente e situazione, obbediente, desideroso di accondiscendere e molto affettuoso.   La sua vivacit&agrave; lo rende particolarmente simpatico, ma mai pericoloso: si tratta infatti di un cane non aggressivo e quindi sicuro anche se lasciato a contatto con i bambini pi&ugrave; piccoli, con i quali stringe spesso un legame indissolubile.   Si rivela un cane molto socievole, coraggioso, indipendente e pulito.   A queste qualit&agrave; si aggiunge poi una spiccata intelligenza che gli permette di apprendere facilmente e affrontare situazioni differenti reagendo adeguatamente.   L&rsquo;unica cosa che il Labrador non pu&ograve; fare &egrave; la guardia!


Di per s&egrave; il Labrador &egrave; un cane adatto a tutti, ma non tutti sono adatti a lui.   Ci sono infatti alcune importanti considerazioni da fare prima di procedere all&rsquo;acquisto: in particolare il fatto che si tratta di un cane molto attivo, che di conseguenza ha bisogno di essere portato a passeggio almeno due/tre volte al giorno e possibilmente liberato in compagnia di altri cani con i quali socializza in fretta e non &egrave; mai aggressivo.   Necessita inoltre di compagnia e soffre nel rimanere da solo tutto il giorno; molto spesso capita che i cani lasciati soli per troppe ore sfoghino la loro iperattivit&agrave; riversandosi su divani e mobili, specie se si tratta di cuccioli.    Se invece si permette all'animale di vivere in famiglia e di essere trattato come un membro del gruppo, si svilupper&agrave; un legame indissolubile con il resto del branco.   L&rsquo;unica pericolosit&agrave; del Labrador sta nel fatto che tende a essere cos&igrave; coccolone e dolce che non viziarlo non &egrave; cosa facile!   Bisogna sottolineare infatti che dietro a quel suo sguardo dolce e ingenuo si cela una grande &ldquo;furbizia&rdquo;.


Contrariamente ad alcune razze, esclusivamente selezionate per la bellezza, il Labrador &egrave; un cane ancora abbastanza &ldquo;rustico&rdquo;, questo gli permette di vivere fino all&rsquo;et&agrave; di quattordici o quindici anni e in buona salute.   Attenzione solamente alla predisposizione di questa razza alla displasia dell&rsquo;anca.   Questa fastidiosa patologia potr&agrave; con buone probabilit&agrave; essere evitata solamente se il cucciolo proviene da una linea di sangue che ne sia esente. 


In Inghilterra, culla di tante razze canine, il Labrador gode di una notevole popolarit&agrave;.   La ragione &egrave; molto semplice: &egrave; un cane versatile che si adatta benissimo a situazioni e tipologie di padroni differenti.   Chi sogna di avere un rapporto ideale cane-padrone, non sbaglier&agrave; mai se decide di scegliere un Labrador.   In fatto di bellezza, dolcezza, intelligenza, affidabilit&agrave;, questi simpaticissimi ed eterni cuccioloni non hanno rivali!


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